domenica 4 settembre 2011

Il contadino, il figlio e l'asino (Esopo, ca 620 a.C. - ca 560 a.C.)

Un vecchio faceva il cammino con il figlio giovinetto. Il padre e il figlio avevano un unico piccolo asinello: a turno venivano portati dall'asino ed alleviavano la fatica del percorso.
Mentre il padre veniva portato e il figlio procedeva con i suoi piedi, i passanti li schernivano: "Ecco," dicevano "un vecchietto moribondo e inutile, mentre risparmia la sua salute, fa ammalare un bel giovinetto".
Il vecchio saltò giù e fece salire al suo posto il figlio, suo malgrado. La folla dei viandanti borbottò: "Ecco, un giovinetto pigro e sanissimo, mentre indulge alla sua pigrizia, ammazza il padre decrepito".
Egli, vinto dalla vergogna, costringe il padre a salire sull'asino. Così sono portati entrambi dall'unico quadrupede: il borbottìo dei passanti e l'indignazione si accresce, perché un unico piccolo animale era montato da due persone.
Allora parimenti padre e figlio scendono e procedono a piedi con l'asinello libero. Allora sì che si sente lo scherno e il riso di tutti: "Due asini, mentre risparmiano uno, non risparmiano se stessi".
Allora il padre disse: "Vedi figlio: nulla è approvato da tutti; ora ritorneremo al nostro vecchio modo di comportarci".


Primo commento (scontato, ma sempre attuale)
I due protagonisti umani decidono ogni volta in base alle critiche, all'opinione degli altri, solo per metterli a tacere ed essere così accettati, non per intima convinzione.
La favola (riproposta nei secoli in infinite versioni) ci insegna ad ascoltare,... ma fare di testa propria;... e poi che molti criticano superficialmente, solo per il gusto di farlo, di sentirsi superiori o addirittura per burla... Aggiungo: come coloro che deridevano i due protagonisti, tanti muovono la bocca ad una velocità troppo elevata rispetto a quella del loro pensiero. Oggi si dice, anzi, che troppi parlano senza nemmeno averlo “innestato”, il proprio cervello. E se gli fai notare che così spesso creano ingiustamente dei problemi (es. le malelingue in questo sono specialisti), hanno anche il coraggio di risponderti che siamo in democrazia, e tutti abbiamo il diritto di parlare... E' vero, siamo in democrazia, ma abbiamo il sacrosanto DOVERE di parlare solo con cognizione di causa, di pensare alle conseguenze delle proprie parole,... o più semplicemente... di pensare prima di parlare. Non solo diritti dunque, ma anche... doveri morali!...
Ma c'è dell'altro...


Sviluppi, divagazioni (meno scontate, ma sempre attuali)
Di questa favola mi ha sempre colpito anche la genialità “logica” dell'autore: riesce a creare una trama in cui non 2, ma addirittura 4 soluzioni (sembrano tutte quelle plausibili) possono risultare in qualche maniera stupide, illogiche... (come vedremo, forse ce ne sarebbe perfino una quinta, la più illogica e controproducente, che l'autore non prende neanche in considerazione).
Non esiste quindi una soluzione razionale, ma solo quella “di buon senso” che fa da “morale della favola”. Pur non essendo scritta in “forma matematica”, questa storia probabilmente supera in complessità alcuni paradossi e antinomie famosi e “storici” per l'evoluzione del pensiero logico e matematico, come il “Paradosso del barbiere”:
“In un villaggio vi è un solo barbiere, un uomo ben sbarbato, che rade esclusivamente tutti gli uomini del villaggio che non si radono da soli. Il barbiere rade se stesso?" (Bertrand Russell, nel 1918). Per la precisione, si tratterebbe di un'antinomia (proposizione che risulta auto-contraddittoria sia nel caso che sia vera, sia nel caso che sia falsa) più che di un paradosso (conclusione logica e non contraddittoria che si scontra con il nostro modo abituale di vedere le cose) [1]. Alla fin fine, nella vita pratica, il barbiere, che non a caso e con sottile perfidia Russell ci descrive come “abituato ad essere ben rasato” (ma come avrà fatto, secondo logica?), si deciderà a tagliarsi o farsi tagliare la barba... “in barba” a Bertrand Russell.


Ma al di fuori della “logica matematica”, può accadere qualcosa di simile nella nostra vita di tutti i giorni? Purtroppo, credo di proprio di sì. Ci sono situazioni in cui nessuno di noi vorrebbe trovarsi a dover prendere una decisione... eppure bisogna farlo (anche “non decidere” porta comunque a risultati che vanno ben valutati o possono essere evidentemente assurdi). Mi viene in mente un tragico esempio: Strage dell'Heysel, 29 maggio 1985, poco prima dell'inizio della finale di Coppa dei Campioni di calcio tra Juventus e Liverpool, appunto allo stadio Heysel di Bruxelles; morirono 39 persone, di cui 32 italiane, e ne rimasero ferite oltre 600!
La domanda che ci si pone ogni volta in questi casi è: si doveva giocare la partita, o no? Sì, perché questo ha probabilmente evitato conseguenze ancora peggiori... No, per rispetto della vita umana, dei morti e dei feriti... Le fazioni si divideranno sempre in due, qualunque sia la decisione; chi la prenderà avrà sempre e comunque una grossa parte dell'opinione pubblica avversa. Eppure bisogna agire: il contadino e il figlio non potevano starsene fermi all'infinito, a morir di fame, non sapendo che pesci pigliare (questa era la quinta possibilità logica, scartata da Esopo).
Sempre partendo dalla favola, proviamo a fare un'ipotesi ragionevole: sarebbe accaduto tutto questo, se il contadino e il figlio avessero avuto a disposizione un asino a testa? Certamente no! Se il Ministero degli Interni, le forze di Polizia del Belgio, avessero agito con saggezza, prudenza, professionalità, “preparandosi al peggio”, piuttosto che sottovalutare la situazione, ci sarebbero stati tutti quei lutti? Potremmo derivarne che quando arriviamo a dover prendere decisioni... tutte sgradevoli e “assurde” (come accade oggi in Italia, con le manovre finanziarie fatte di “sudore e sangue”) è perché abbiamo fatto in modo di cacciarci in questa situazione, agendo prima con imprevidenza e poca saggezza...
Ad un giapponese molto saggio chiesero a bruciapelo “Cos'è la saggezza?”; sul tavolo c'era un bel posacenere di cristallo, lui lo prese e lo spostò quasi sull'orlo: “II posacenere non va messo qui!”, lo riprese e lo rimise al centro aggiungendo “Ma qui!”. Non credo di avere ascoltato definizione più concisa e precisa della saggezza: sapere come vanno le cose (i posacenere cadono, è già successo...), valutare sempre le conseguenze dei propri pensieri ed azioni, nel presente e nel futuro (che è il presente del domani: il posacenere probabilmente domani cadrà se continueremo a lasciarlo sull'orlo del tavolo).
Da qualche tempo, nel nostro Paese si sta diffondendo, anche troppo io credo, un modo di pensare che mi sembra sciocco e superficiale, ed ha a che fare anche con la superstizione (nel 2011!): c'è chi addirittura sostiene che “prevedere il peggio”, significa “pensare negativo” e, nel linguaggio colorito dei giovani, addirittura... “chiamare sfiga”... Ma se all'Heysel, a Fukushima... si fosse previsto il peggio... Sotto la parvenza di un “pensiero positivo” (mi riferisco a certi sostenitori di filosofie “New Age”, non a Jovanotti), si cela... la solita nostra imprevidenza italiana, e una buona dose di superficialità e stupidità. L'ottimismo non ha niente a che fare con l'imprudenza e l'imprevidenza... Il nostro Presidente del Consiglio, per esempio, ha sostenuto per anni l'”ottimismo,” e negato insistentemente che l'Italia avesse seri problemi, e potesse rischiare guai maggiori. Oggi ci risvegliamo da questo “sonno della ragione” sapendo di dover affrontare manovre finanziarie fatte, come già detto, di “sudore e sangue”... Secondo me c'è bisogno di far tornare in vita un po' di Scientificismo e di Illuminismo (qualunque sia il vostro credo, qui ne abbiamo bisogno come il pane...), di far cadere Berlusconi (con quelli che gli danno corda per goderne, di riflesso, il potere) e fare ripartire questo Paese “Fermo da 10 anni” (parola di Marcegaglia). Dalla favola... all'attualità.
Ma oggi ho già messo troppa “carne al fuoco”: superstizione, pensiero positivo, Illuminismo, politica... Di tutto questo avremo tempo e modo di parlare ancora, per chi vorrà. Troppe cose, oggi, da una semplice favola!...


[1] Da Wikipedia, alla voce “Paradosso di Russell”.


Giovanni Vigato (Gico) - Padova, 04/09/2011


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